Lettera Aperta – “Sounds for Gaza, un sogno plurale”
Sono Elvis Ceglie e da circa dieci anni presiedo l’associazione culturale Node, un hub storicamente devoto alla formazione e all’internazionalizzazione della scena musicale pugliese.
Negli ultimi tre mesi, insieme a un ampio e diffuso collettivo di artisti, operatori dello spettacolo, attività commerciali ed enti culturali, ho messo a disposizione la mia esperienza gestionale e l’ente che rappresento in qualità di capofila formale di Sounds For Gaza. Questa iniziativa, nata a fine settembre, ha avuto fin da subito l’intento di mantenere alta l’attenzione sull’enorme crisi umanitaria in corso nella Striscia di Gaza.
Il progetto mi è stato proposto da chi ne ha gettato le basi ideali, con l’obiettivo concreto di portare aiuto alla popolazione palestinese, vittima di infinite sofferenze. Inizialmente in pochi, poi sempre più numerosi, ci siamo interrogati su come sostanziare il nostro supporto, decidendo di organizzare un concerto di raccolta fondi. Attraverso un processo orizzontale e democratico, dopo aver valutato attentamente le condizioni tecniche e le diverse opzioni, abbiamo scelto di destinare i proventi dell’intera raccolta a EMERGENCY.
Così, già da metà ottobre, con uno sforzo costante di inclusione verso la cittadinanza, Sounds For Gaza ha preso vita dal desiderio di manifestare la non estraneità della nostra comunità — artistica e civile — e di ottemperare a quegli obblighi di solidarietà morale ed economica che la nostra Costituzione ci ispira.
In qualità di ente capofila, l’associazione Node si è assunta tutte le responsabilità legali e gestionali del progetto. Per garantire la massima trasparenza e integrità di ogni operazione economica, abbiamo aperto un conto corrente dedicato su Banca Etica.
Abbiamo inoltre rappresentato il collettivo in ogni sede in cui fosse necessaria una riconoscibilità giuridica, curando l’interazione con gli uffici comunali per la stesura di un protocollo d’intesa e le autorizzazioni di pubblica sicurezza, la gestione dei rapporti con la SIAE, la stipula dei contratti per l’uso del Teatro Kismet e di altre location. Ci siamo altresì occupati del pagamento dei fornitori e della custodia di tutto il materiale tecnico e promozionale, donato o noleggiato per la campagna.
È fondamentale ribadire che il ruolo della nostra associazione è stato unicamente strumentale alla causa. “Nessun personalismo” è stato il principio cardine della mia gestione.
Sull’onda della mobilitazione collettiva, la campagna Sounds For Gaza si è concretizzata in un intenso percorso di 24 eventi, in 20 diverse location distribuite sul territorio da Melfi a Martina Franca, che ha visto la straordinaria partecipazione di oltre 200 artisti e l’organizzazione di circa 50 interventi informativi. Al nostro fianco, abbiamo avuto il prezioso supporto di più di 100 partner, inclusi aziende e attività commerciali ben oltre il tradizionale circuito culturale.
Questa vera e propria maratona di solidarietà ha permesso di raccogliere un totale di oltre 15.000 €. Al netto dei costi operativi sostenuti, siamo orgogliosi di poter destinare a EMERGENCY la somma di oltre 10.000 € per le sue fondamentali attività di sostegno sanitario nella Striscia di Gaza.
Lungo questo percorso, le soddisfazioni sono state tantissime e alcune di esse resteranno indelebili nella mia memoria, motivo di profondo orgoglio.
Prima fra tutte, la sensazione rinvigorente di un movimento che non solo esiste e resiste, ma che non teme di unirsi per un obiettivo comune, un’esperienza che, dopo tanti anni, è tornata finalmente a farsi sentire. Ancora, la tangibile fame della cittadinanza per eventi capaci di generare controcultura e informazione autentica, smentendo chi erroneamente sostiene che a Bari non ci sia più spazio per la cultura. Infine, la vicinanza e l’impegno di innumerevoli soggetti e operatori economici che si sono rimboccati le maniche. E qui, il mio ringraziamento va a chi ha curato la parte tecnica, ha chi ha caricato furgoni a notte fonda, a chi ha presidiato i banchetti, a chi ha scritto comunicati e post, a chi ha curato ogni singolo aspetto e offerto il proprio contributo in ogni modo e misura possibile.
Così come ho già avuto modo di comunicare nelle sedi opportune, è però giunto il momento di una riflessione critica sul prosieguo di questo progetto. Siamo convinti che ogni iniziativa, per mantenersi vitale e propulsiva, debba sapersi evolvere e interrogarsi costantemente sul proprio operato, evitando la stagnazione che non è mai amica del progresso, in nessun campo, nemmeno in quello civile.
L’associazione Node, pur ispirandosi profondamente ai principi di solidarietà, cosmopolitismo, ecologia e nonviolenza espressi nel nostro statuto, e pur avendo la finalità di creare campagne informative e socioculturali sul ruolo della cultura nella società, non consente la rappresentatività di ciascun partecipante al progetto poiché non possiede la struttura statutaria e ideologica per contenere un movimento che si prefigge scopi ben più ampi rispetto al pur nobile intento di diffondere la cultura musicale. Per questa ragione, diverse settimane fa, ho chiesto convintamente — e ho ottenuto — di aprire una discussione interna sul futuro delle attività.
Questa discussione, in verità, è stata un tratto distintivo dell’intero progetto. Fin dall’inizio, Sounds For Gaza ha promosso la massima condivisione attraverso numerose assemblee plenarie e incontri operativi dedicati ai gruppi di lavoro. Tra questi, l’assemblea del 6 novembre si è rivelata particolarmente significativa, sia per l’ampia partecipazione sia per le importanti decisioni e proposte emerse. In quella sede, ad esempio, si è deliberata l’estensione della campagna di raccolta fondi fino al 31 gennaio. Ma non solo. Durante tale incontro e in altre occasioni, diverse voci hanno contribuito con spunti cruciali che indicano una naturale evoluzione del nostro impegno. Ad esempio, Tony La Piccirella ha invitato Sounds For Gaza a integrare azioni politiche che vadano oltre la mera raccolta fondi umanitaria, per esercitare una pressione più diretta su Israele. Roberto Cozzi ha proposto di includere, nei materiali promozionali e informativi, riferimenti specifici alle possibili azioni di boicottaggio commerciale per cittadini e attività. E ancora, Gianni Del Mastro ha più volte sollecitato la costruzione di una rete orizzontale di associazioni e soggetti che operino anche al di fuori della scena musicale, uniti dal desiderio di costruire insieme un percorso che veda la raccolta fondi come una parte rilevante, ma che integri anche altre forme di confronto e di azione.
Tutti questi spunti meritano un’attenta riflessione. La loro integrazione nell’azione collettiva e traduzione in scelte concrete sono ora cruciali per definire il futuro stesso del progetto, delineando un orizzonte di azione che superi la dimensione di una associazione singola.
Per questa ragione, oltre alla gratitudine per le soddisfazioni e gli obiettivi raggiunti, è mio dovere condividere con la base che sostiene e vorrà sostenere Sounds For Gaza alcune riflessioni fondamentali. Sono nate dal punto di osservazione privilegiato che la mia esperienza come capofila mi ha concesso e che considero un lascito irrinunciabile di questa campagna.
Innanzitutto, un’impresa di tale respiro e complessità deve evolversi ed operare in maniera maggiormente formale. Bisogna affrontare sfide significative con una struttura solida e definita. Un nucleo operativo, per essere efficace e resiliente, deve essere compatto e salubre, necessita di regole e responsabilità chiare. La migliore motivazione e rassicurazione per la tenuta di qualsiasi collettivo è la definizione di norme adatte a valorizzare il contributo spontaneo di tutti in maniera sana ed inclusiva.
Realizzare una campagna dell’ampiezza di Sounds For Gaza in modo informale non è semplicemente inopportuno; è, di fatto, impraticabile e rischioso anche sotto il profilo legale e della sua stessa credibilità.
Assistiamo quotidianamente ad attacchi alla libertà di informazione e di espressione, a concetti fondamentali della nostra Costituzione, in una società che troppo spesso si mostra asservita al potere economico, pronta ad applicare due pesi e due misure, specialmente quando si tratta di difendere gli ultimi. In questo contesto, non possiamo permetterci di prestare il fianco a chi è pronto a censurare o boicottare ogni tentativo di espressione civile e democratica.
La miglior difesa, in un simile scenario, è l’integrità. Per garantirla, è indispensabile chiamarsi per nome, dichiarare con chiarezza i nostri obiettivi e i principi che ci guidano, e agire sempre nella piena legalità e trasparenza.
Infine, e questo lo devo a tutti noi che “facciamo” della cultura e dello spettacolo una professione di vita, la battaglia per il riconoscimento professionale del settore culturale è ben lungi dall’essere conclusa e non c’è spazio alcuno per passi indietro. Tali regressioni sono pericolose e dolorose, poiché ogni azione comporta delle responsabilità precise. Ne sono tragica memoria casi come quello di Matteo Armellini, operatore dello spettacolo deceduto sotto un palco crollato, o i giovani sterminati nell’incidente di Crans-Montana, così come ogni singolo operatore o artista che ha visto i propri diritti calpestati dalla cosiddetta ‘trappola della passione’. Ignorare le responsabilità intrinseche all’attività dello spettacolo, anche quando si agisce in un contesto collettivo e per un nobile fine solidaristico, rappresenterebbe un imperdonabile tradimento deontologico.
Con profonda gratitudine, rimetto il mio mandato di capofila e restituisco la conduzione del progetto nelle mani di Paola Pagone, Roberta Russo (Kyoto) e Carlo Chicco. A loro, primi fondatori di questa iniziativa e coloro che per primi hanno riposto fiducia nella mia persona, affido ora il compito di guidare la più vasta e orizzontale collettività nello sviluppo degli ideali che animano Sounds For Gaza.
Il mio più sincero ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile questo cammino fin qui, a cominciare dalla straordinaria EMERGENCY, la vicesindaca Giovanna Iacovone ed il Comune di Bari, i partner tutti, le Donne in Nero, ed ogni volontaria e volontario che non si è risparmiato quando c’è stato bisogno di loro.
In fede,
Elvis Nicolas Ceglie
